Vita di Giulio Casalino Medico Socialista

Vita di Giulio Casalino Medico Socialista

    Giulio Casalini apparteneva per nascita alla media borghesia torinese.

Come lui racconta in un suo libro ‘‘Perché ho detto infamia’’ divenne socialista a quindici anni forse per i dolori che contrassegnarono precocemente la sua vita, certo per un sentimento di pietà verso gli umili , soprattutto verso i contadini poveri in mezzo ai quali era a lungo vissuto. La sua ispirazione non poteva che essere cristiana, ma a 17 anni compì due atti fondamentali per il suo futuro: si iscrisse alla Facoltà di Medicina e  al Partito Socialista.

La sua adesione  non fu platonica e colui che doveva diventare il deputato più amato dagli operai torinesi, Oddino Morgari, ne intuì le doti politiche e lo volle subito collaboratore. Dopo qualche mese aveva già attirato l’attenzione della polizia politica e, per una conferenza ad Alpignano, era stato processato colla difesa appassionata del grande Treves.

Sopraggiunta la reazione crispina, sciolto per le leggi eccezionali il Partito Socialista, Giulio Casalini appena diciottenne, fu condannato al confino di polizia con gli altri creatori del movimento in Torino.

Spazzata la dittatura di Crispi dalle elezioni del 1895, riprese il suo impegno politico  ma il Padre lo sottopose a dura disciplina non per ragioni ideologiche ma per il timore che l’attività pubblica lo allontanasse dagli studi.

Tuttavia, Casalini nel 1897, con la maggiore età, entra nel Corpo Volontari Garibaldini in Grecia e, raggiunta Atene, partecipa ai fatti d’armi di Domokos.

L’ira del Padre fu grande quanto  la sua angoscia e il giovane Giulio fu costretto a lasciare la casa paterna.

Pur non trascurando gli studi dovette trovare un’ occupazione retribuita e si trasferì a Biella dove assunse l’incarico di direzione, amministrazione, propaganda politica e sindacale del Corriere Biellese.

In seguito ai fatti di Milano del 1 maggio 1898, che fecero illustri  vittime Filippo Turati e la sua compagna Anna Kuliscioff, anche Casalini fu convocato in Prefettura a Biella e costretto a dimettersi, allontanarsi dal Piemonte e riparare in Svizzera per evitare il carcere preventivo.

In autunno ci fu il processo e fu clamoroso perché Casalini e i suoi compagni, difesi dal deputato socialista Berenini di Parma, più tardi ministro, e da un valoroso deputato giolittiano di Cuneo, il padre di Duccio Galimberti, furono assolti con formula piena.

Riabilitato, Casalini  riprese con ardore gli studi per laurearsi entro il termine prescritto di sei anni per  Medicina, e per dar prova al padre che la politica lo aveva tolto agli svaghi ma non al suo dovere. 

Rabbonito lo aveva ripreso in casa ma, appena ritornato, nasceva un nuovo incidente perché il movimento socialista biellese, da poco creato, gli chiese di assumere la direzione pur restando a Torino.

Il padre , avutane notizia ripropose l’aut-aut: o gli studi con l’assistenza familiare o uscire di nuovo.

 Il giovane Casalini scelse la seconda alternativa.

    Si allontanò da casa ma dovette aggiungere alla scuola, alla preparazione di quattordici esami, oltre alla tesi di laurea, la direzione del giornale e l’impegno politico, anche un lavoro quotidiano per mantenersi.

Gli venne in aiuto un amico, direttore di un istituto di assicurazioni, che gli affidò l’incarico di trasferire sui registri della sede la contabilità delle agenzie. Il lavoro si poteva compiere anche di notte e consentiva un guadagno di 50 lire mensili che servivano a pagare la stanza, acquistare un chilo di pane al giorno con un po’ di companatico ed un pranzetto settimanale alla Trattoria dei Tre merli in via Berthollet. Alle tasse provvedeva un anticipo dell’ amatissima sorella Maria.

    Giulio Casalini, maggiorenne, avrebbe potuto chiedere al padre il modesto reddito del piccolo patrimonio a lui intestato provento dell’eredità materna.

Ma, sentendosi in colpa come figlio, non chiese nulla.

Come annotato nel suo diario, il 1899 fu un anno durissimo: sette ore di sonno, due di intermezzo per i pasti, quindici destinate allo studio, alle lezioni, al lavoro.

Ma la vittoria lo premiò con la laurea ventitrè anni! 

Nel frattempo era entrato nel Consiglio Comunale di Torino nella minoranza socialista.

Anche la via dell’affermazione professionale era aperta.

Il grande medico Cesare Lombroso aveva offerto a Casalini un posto di assistente nel suo Istituto: la carriera universitaria rappresentava per lui la realizzazione di un sogno.

Ma c’era ancora da far compiere gli studi al fratello Mario e per lui l’esercizio della professione medica in Torino era relativamente facile  poiché non molti, alla sua età, godevano di altrettanta notorietà e fiducia. Ma nobili motivazioni di carattere personale lo portarono a trasferire la sua residenza a Biella.

 Aperto lo studio medico, forniva consultazioni gratuite ad una  numerosa clientela di operai e di contadini.

Riprese la direzione del suo vecchio giornale che integrò con una rivista illustrata ‘‘Fede Nuova’’ per l’istruzione e l’educazione morale dei lavoratori.

    Creò la prima Camera Sindacale del Lavoro e la prima Camera Sanitaria Italiana per il potenziamento del personale medico e delle misure igienico-sanitaria.

Sindacalista equilibrato ed umano era chiamato ad intervenire nelle agitazioni degli operai che affrontavano turni con undici ore di lavoro diurno e notturno. Allo stesso orario erano costrette anche le maestranze femminili e infantili impiegate  prevalentemente in attività tessili.

Per meglio tutelare i lavoratori, con paghe massime di due lire al giorno per gli uomini, uno e cinquanta per le donne e ottanta centesimi per i fanciulli, il medico Casalini frequentò un corso serale di tessitura nel maggior istituto professionale di allora: il Quintino Sella.

     La vita biellese lasciò un’impronta indelebile nel suo animo.  Egli disse di frequente che solo in quel periodo si sentì pienamente felice, non tanto perché gli fu concesso di prendere parte attiva alla creazione di un grande movimento, quanto perché potè assistere alla nascita di una nuova coscienza sociale nell’ animo buono della più umile gente.

     Come medico di fine secolo Giulio Casalini fu il precursore di una moderna pediatria. Nei primi anni del novecento divenne direttore generale dell’ Istituto per le Madri e i Lattanti di Torino e si impegnò a creare nelle città italiane dispensari di latte materno e a perfezionare terapie razionali e innovative per madri e neonati.

Fondò e diresse per decenni una rivista mensile ‘‘L’igiene e la vita’’ , arricchita da numerosi Quaderni su tematiche specifiche. Gli stessi si rivelarono scritti interessanti, ben documentati, arricchiti di immagini, eleganti illustrazioni e spesso artistiche caricature che contribuirono alla larga tiratura.

     Curò per lunghi anni un ‘‘Almanacco Igienico Popolare’’ dove le notizie più scientifiche su gravidanza, puerperio, cure neonatali, si stemperano con pagine letterarie, ricche di racconti e di riflessioni che lo decretano scrittore sensibile e di profonda ironia.

      Creatosi a Biella una posizione economica indipendente, arrivò al matrimonio con Ines conosciuta ed apprezzata da studente giudicandola per bontà, spirito di sacrificio, intelligenza, corrispondente ai suoi desideri.

La lunga convivenza, durata 38 anni, dimostrò che il suo intuito era stato perfetto.

    Al momento del fidanzamento aveva espresso tre desideri: nozze entro due mesi, libertà di continuare, con le difficoltà e le rinunce che comportava,  la propria via di combattente sociale e professionale, assoluto rispetto della sua volontà di vivere unicamente del proprio lavoro.

Né la futura sposa né i futuri suoceri lo contestarono.

Ma, dopo qualche mese dalle nozze, Giulio, un mattino, disse alla sua amatissima Ines: sai quello che ho deciso? Ti riporto a Torino accanto alla Mamma. A 30 anni si può ricominciare da capo. Più tardi sarebbe difficile

     Nel 1906 Casalini riportò la sua residenza a Torino rinunciando ad una posizione invidiabile anche dal lato professionale, ma la nostalgia biellese lo attanagliò per lungo tempo.

Aveva appena riavviato la sua attività professionale quando il Partito Socialista gli chiese di porre la sua candidatura per le elezioni politiche del 1909. Anche se aveva coscienza che un’eventuale vittoria avrebbe compromesso la sua attività di medico non poté negare il suo nome perché la sua candidatura sembrava la più indicata.

La vittoria elettorale comportò un nuovo grave problema personale: come vivere a Roma senza indennità parlamentare?

Risolse il problema riducendo al minimo le spese , intensificando le conferenze scientifiche e gli scritti poiché gli editori davano poche centinaia di lire per ogni opera.

Il fedele amico assicuratore intervenne una seconda volta facendo collocare un sofà-letto nel suo ufficio di Roma perché gli fosse risparmiata la spesa di albergo. Al vitto provvedeva uno dei modesti ristoranti tenuto da una delle tante ‘‘Sora Nina’’ di Roma.

Ma le troppo frequenti notti in treno, i frenetici spostamenti per essere il più possibile presente alle sedute del Consiglio Comunale e della Camera, alle riunioni delle Istituzioni economiche e culturali  presiedute, fecero il loro nefasto effetto.

     Nel giugno 1912 incominciò un periodo di sofferenze durato, con alterne vicende e crisi, per circa 25 anni, la parte migliore della vita.

Lunga e densa di interventi fu la sua attività parlamentare. Alla Camera si affermò subito per il discorso pronunciato il 13 maggio 1913 per reclamare l’ assicurazione obbligatoria per l’invalidità e la vecchiaia dei lavoratori tanto che  un giornale conservatore, Il Giornale d’Italia, pubblicò che si era ascoltato un discorso non solo ostruzionistico ma denso di idee costruttive. L’impegno che dimostrò e l’apporto che diede alla soluzione di vari problemi gli valsero la vice presidenza della Commissione del Bilancio e la nomina a Presidente e Relatore di alcune proposte di legge.

Gli elettori gli rinnovarono il mandato per altre quattro legislature successive durante le quali svolse un’intensa attività che registrò ben 356 interventi alla Camera.

    Quando sopravvenne la tragedia della prima guerra mondiale, Casalini era convalescente e inabile alle fatiche di guerra. Come parlamentare poteva sottrarsi ma si presentò al servizio sanitario dell’esercito che lo utilizzò per gli ospedali territoriali.

Pur neutralista accetta e contrasta l’orrore della guerra, organizza un Servizio del latte per i figli dei soldati, e realizza il Ricovero e l’Assistenza dei lattanti abbandonati o privi di sufficienti cure erogando latte sterilizzato e farine.

Dopo la prima guerra mondiale gli fu attribuita la vice presidenza della Camera per l’autorità morale che aveva acquisito in dodici anni di attività parlamentare.

  Toccò a lui, socialista, rappresentare con due colleghi dell’opposizione, l’Italia in una Commissione per i soccorsi alla Russia.

Dagli scanni di Parigi e di Bruxelles assunse la tenace difesa di un principio di alta moralità: quello di non utilizzare la sventura e la fame di un popolo per una speculazione politica.

 Al termine del suo lungo servizio parlamentare Casalini si trovò dinnanzi ad una scelta. Durante i 17 anni da deputato era andato liquidando la sua clientela. Era sempre direttore generale dell’Istituto madri e lattanti ma aveva rinunciato ai suoi emolumenti.

    Con una lettera datata 7 novembre 1925, indirizzata a Filippo Turati, comunica la decisione di ritirarsi dalla vita politica.

Si legge Carissimo Filippo,non parteciperò alla riunione indetta per sabato…ho deciso di ritirarmi interamente dalla vita politica… certo non intendo, col mio atto, attenuare nulla del mio pensiero, né della mia fede. Né intendo limitarmi ad una vita egoistica, chiudendo gli occhi sulle miserie materiali e morali delle classi lavoratrici la cui causa ho sposato a 15 anni……In altro momento la decisione di ritirarmi mi avrebbe dato la più acuta tristezza. Oggi sono infinitamente triste, ma per la bassezza in cui è andata cadendo la vita politica Italiana…Anche non più vicino a Te porterò sempre in cuore il ricordo del tuo nobile spirito. Tuo Giulio.

     Con le dimissioni cessava anche l’indennità parlamentare e la sua salute non si era ancora riavuta dalla nuova crisi cardiaca che lo aveva colpito nel 1921 per eccesso di lavoro, riducendolo, per tre anni, un cencio umano.

È di questo periodo la pubblicazione del libro ‘‘La madre e il suo bambino’’ edito da Casanova di Torino nel gennaio 1921 e ristampato in quarta edizione aggiornata nel 1929 . L’opera si pone come testo guida delle problematiche infantili.

Nella dedica di questo lavoro è racchiusa la purezza di sentimenti e di valori di Giulio Casalini che recita: …… alla tua memoria, mia dolcissima Mamma , sia consacrato questo volume. Scrivendolo, ho sì rivissuto gli anni più belli della mia operosità di medico, ma ho rivissuto i pochi , i troppi pochi anni della nostra vita comune.

La fiamma che sempre mi scaldò e mi scalda per la maternità e l’infanzia fu accesa da te, con la tua devozione che non aveva confini.

Allora, quando tu partisti, ero fanciullo. Vidi giungere al tuo letto la morte. Non la conoscevo ancora e non capii quanto sia grande la tragedia della vita. L’ho compreso poi ogni giorno più, ogni anno più, salendo il calvario che tu avevi salito con tanta fortezza d’animo, con sì piena dedizione di te.

Mamma, è aspra la vita, ma grande forza mi è venuta e mi viene dal ricordo del tuo grande e sereno soffrire!.

Lasciata la politica inizia un’intensa e contrastata attività nell’amministrazione comunale di Torino ben sintetizzata nel testamento olografo del 1934 dove nominando erede delle sue modeste sostanze la Moglie Ines le raccomandava di tenere presente le ragioni che   mi hanno indotto ad……avventurarmi nella insidiosa ed a me disadatta vita degli affari. Non ho inteso lavorare per me che mi sono sempre considerato non proprietario ma depositario di beni da trasmettere ad opere buone.

In un successivo testamento olografo del marzo 1942, alla vigilia di due difficili interventi al cuore, pregava la sua amatissima Compagna di versare lire seicentomila al Municipio di Torino per distribuire ogni anno corredini, lettini, alimenti alle donne frequentanti i Consultori dell’ONMI come egli aveva fatto dal 1911 con l’Istituto Madri e Lattanti.

La collina è rimasta quasi come allora...La famiglia al completo si riunisce per una foto di gruppo (1885)Amedeo Ghesio VolpengoUn battello traghettava persone e merci da una sponda all'altra del fiume Tanaro...Il retro della cascina nel 1885Storica mappa catastale del febbraio 1795 attestante l'acquisto della Cascina Ciaramel